«VintageParade»: Luglio 1975
Nel luglio del 1975 la discoteca si appresta a diventare il nuovo tempio per una generazione, e il dj – meglio, il disc jokey – il suo sacerdote; perché nella calda estate di metà anni Settanta, l’ultima passione internazionale ha un solo nome: Disco Music. Nello sterminato elenco di nomi e nomignoli che stanno per scalare le chart di tutto il mondo, lo statunitense Van McCoy vince su tutti con la sua The Hustle, uno dei pezzi chiave della disco, con un refrain così “killer” da risultare irresistibile.
In Italia la canzone rimane nell’ambito del passaggio radiofonico, non ottenendo nell’immediato un grande successo di vendite, anche perché la Hit Parade dei singoli sembra essere ancora appannaggio degli artisti nostrani. In testa alla classifica dei 45 giri, svettano le ballate sentimentali. A dividersi il gradino più alto del podio ci sono i Santa California con Tornerò – un pezzo tutto coretti in falsetto – buoni sentimenti – e Il guardiano del faro con la strumentale Amore grande amore libero, basata sullo strumento più cool del periodo, il sintetizzatore Moog.
Dietro a queste meteore, agguerriti, fanno capolino diversi nomi importanti della discografia italiana: si contendono il podio Mal con la sua cover di Parlami d’amore Mariù, Adriano Celentano con Yuppi Du, Domenico Modugno con Piange il telefono e Claudia Mori con la maliziosa Buonasera dottore.
Nel Regno Unito, a parte il fenomeno Van McCoy che spopola anche negli USA, il successo del momento è dell’americano Johnny Nash. Al numero uno con il reggae-soul di Tears on My Pillow, il vocalist difende il primato dagli “attacchi” del cantante country Ray Stevens (Misty) e dalla ballata I’m Not in Love dei 10 CC, presenti anche tra i singoli più venduti negli Stati Uniti, dove “lottano” per un posto sul podio i Wings di Paul McCartney con Listen To What The Man Said e gli Eagles con One Of These Nights.
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