«VintageParade»: Luglio 1970
Ancora lontane dal fenomeno della globalizzazione, che nel pop avrebbe attecchito come in pochi altri campi, le classifiche mondiali del 1970 – e nella fattispecie quelle del mese di luglio – sembrano non parlarsi tra loro. Ogni nazione pare avere i propri gusti, le proprie canzoni, le proprie leggende a 45 giri. In attesa della rivoluzione Disco Music, che avrebbe travolto le chart del pianeta in pochi anni, l’unico fil rouge che unisce l’America all’Europa sembra essere il Soul della Motown. Per il resto, pochi grandi nomi ma diverse canzoncine estive a prendersi i famosi 15 minuti (diciamo pure 15 giorni) di gloria.
In Italia, un solo nome stacca gli altri per tutta la durata del mese più caldo dell’anno: Renato, il leader dei Profeti e fresco vincitore di Un disco per l’estate. La sua Lady Barbara rimane al vertice della Hit Parade dei singoli per tutto il mese, segnando una delle ultime tappe del Beat italiano ormai sempre più contaminato dai languori della ballata pop sentimentale. Solidamente sul podio, di poco staccati, ci sono gli Aphrodite’s Child di Vangelis e Demis Roussos: la band greca di progressive rock piazza nella top 3 un singolo storico come It’s Five O’Clock che guadagna la medaglia d’argento. A contendersi il bronzo ci sono invece tre canzoni agguerritissime: La lontananza di Domenico Modugno, l’Isola di Wight di Michel Delpech e Fin che la barca va di Orietta Berti.
Se nel nostro Paese sopravvivono forme tardive di Beat, nel Regno Unito rimasto da poco senza i Beatles, si tenta di sopravvivere al vuoto lasciato dai Fab Four con un motivetto estivo che rimarrà nella storia del pop come uno degli inni più celebri della bella stagione, In The Summertime dei Mungo Jerry. Come per l’Italia e l’Inghilterra, a dominare le chart statunitensi sono due fenomeni musicali interni, i Three Dog Night con Mama Told Me e i Jackson Five con The Love You Save.
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